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Black Mirror 6x03: Beyond The Sea - tra distopia e invidia

La settimana Black Mirror si fa rovente con un giro di boa che regala, con ogni probabilità, il migliore episodio di una controversa sesta stagione.

Beyond The Sea, questo il titolo della puntata, è sicuramente lo spaccato più Blackmirroriano che la sesta annata ha offerto sin qui (mentre scrivo considerate che non ho ancora visto la quarta e la quinta puntata).

A rendere il tutto più intenso e godibile ci ha pensato Mr. Aaron Paul. L'attore di Breaking Bad e Westworld ci mette pochissimo a ricordarci perchè qualsiasi serialfiller sul globo terracqueo lo adori visceralmente.

La sua performance, insieme a quelle di Annie Murphy in Joan is Awful, è di quelle da ricordare.

Sarà bastato per rendere Beyond The Sea un episodio altrettanto indimenticabile?

Chissà dove si sarà piazzato nella classifica dei migliori episodi del 2023 che trovate qui, a questo link.

Aaron Paul in una scena di Beyond the sea black mirror 6

John Crowley (Brooklyn, True Detective) dirige un episodio il cui tema di fondo assume, col passare dei minuti, sfumature sempre distinte.

Siamo nel 1969 e dopo uno spaesamento iniziale comprendiamo che Cliff (Aaron Paul) e David (Josh Hartnett) sono 2 astronauti bloccati nello spazio per partecipare ad una missione della durata di almeno 4 anni.

Un lasso di tempo lunghissimo per qualsiasi essere umano che, dovrebbe rinunciare, seppur per una nobile causa, alla sua intera vita per svariati anni.

Accettare sarebbe pura follia, la certezza di restare lontanissimo anni luce dai propri affetti, perdersi le partite di baseball di tuo figlio, veder avanzare la tecnologia, le mode, la musica intorno a te dal momento della partenza a quello del ritorno, non poter guardare tua moglie negli occhi al tuo risveglio costituirebbero mancanze troppo grandi per poter compiere quel sacrificio.

Pur essendo nel 1969, in quel mondo parallelo e alternativo che Black Mirror ci propone, la tecnologia pare essere avanzatissima e pare aver trovato una soluzione a questo etico e pratico problema.

Gli astronauti potranno recarsi fisicamente nello spazio e restarci per tutto il tempo che servirà. Nel frattempo, sulla terra dei cloni totalmente identici a loro sia in termini fisici che emotivi, continueranno a vivere al posto loro "teleguidati" da Cliff e David nei momenti di veglia trascorsi nello spazio.

BOOM!

Purissimo Black Mirror.

Ci piace.

Lo adoriamo.

Siamo tornati a quelle robine che tanto ci hanno fatto amare la serie ideata da Charlie Brooker (Death to 2020, Cunk on Earth).

Reggerà?

Basterà?

Aaron Paul in una toccante scena di Beyond the sea black mirror 6x03

E' già la seconda volta che vi chiedo (mi chiedo), più o meno retoricamente, se tutti questi indicatori positivi possano essere sufficienti a rendere Beyond The Sea qualcosa di memorabile.

La doppia domanda dovrebbe indurvi, istintivamente, a dubitare che questo sia avvenuto.

Il vostro istinto non sbaglierebbe poichè, pur essendo assolutamente soddisfatto dell'episodio e pur considerandolo ottimamente riuscito, resto dell'opinione che si potesse fare meglio vista la carne al fuoco che in pochi minuti avevamo visto porre sulla griglia.

L'impressione è, infatti, che si sia riuscito a concentrare male il succo più dolce e nutriente che il frutto portava con sè.

Mi spiego meglio.

Col passare del tempo è andata sempre più evaporando la questione del se sia giusto o meno che persone in carne ed ossa lascino degli androidi nei loro letti, nelle loro case, coi loro figli, a fare quel che avrebbero fatto loro; i padri, i mariti, gli amanti, gli amici.

E' un dilemma etico di proporzioni bibliche che viene silurato in pochi minuti con l'assalto alla famiglia di David. Momento drammatico e tesissimo che ha funzionato alla grande.

Chiuso quel capitolo lo show si è focalizzato su un discorso più intimo portando il sopravvissuto, lontano ed in lutto profondo David ad occupare il corpo robotico di Cliff che, intanto, si era offerto di donargli qualche ora sulla terra per evitare che David perdesse la capoccia in un momento del genere e con ancora 4 anni di missione davanti.

Per il bene della missione, più che del collega, Cliff compie questo gesto di altruismo profondo.

Anche in questo caso l'approfondimento funziona e funziona bene, risultando forse più farraginoso e lungo di quanto servisse. E' un approfondimento psicologico sulla psiche turbata di David ma è anche un'analisi sull'essere umano e su come risponda, ancestralmente, al bisogno di attenzioni, di emozioni, di vita.

Ancora una volta, grazie a questo allargamento dal micro al macro, riusciamo a rivedere le fattezze della Black Mirror dei vecchi tempi, quella che fece brillare il primo triennio dello show.

Non siamo ancora ai livelli di un tempo ma direi che possiamo accontentarci.

Scivolando ancora nell'episodio, sono tanti gli interrogativi che vengono posti.

L'altruismo e la pietà possono nuocere a chi li perpetra?

Il dolore giustifica tutto?

Vivere una vita vuotissima, un rapporto vuotissimo come quello fra Cliff e la moglie, porterà, in ogni caso, a conseguenze distruttive?

L'invidia e la gelosia sono sentimenti che per quanto non ci appartengano fanno comunque, capolino quando meno ce lo aspettiamo?

Dal punto di vista della moglie di Cliff, è più bello vivere accanto ad una persona che assomigli fisicamente a suo marito o ad una che intimamente la faccia sentire viva?

Enigmi ed interrogativi che vengono posti e che, seppure apertamente, trovano risposta, una risposta trucida e netta che spiazza tutti e accontenta pochi.

In molti, infatti, hanno visto nella reazione di David un'esagerazione e nella stasi di Cliff un eccesso di controllo anche dopo la mattanza.

La verità è che non esiste una verità assoluta e questo, dovremmo averlo capito, è sempre stato il cuore pulsante di Black Mirror.

La serie di Charlie Brooker non è mai stata una serie con l'obiettivo di emettere sentenze, semmai di instillare il dubbio.

In questa stagione, finora ci è riuscita benissimo mettendoci in guardia prima sull'abuso nella gestione dei nostri dati, poi sulla insensibilità che tutti abbiamo nel nutrirci di storie vere purchè siano macabre ed elettrizzanti, e poi sul nostro rapporto con l'IO e con i sentimenti più viscerali che si amplificano nelle situazioni più drammatiche e al limite.

La mia domandare retorica, a ben pensarci, ha una risposta.

Beyond The Sea è un grande episodio che poteva essere gestito meglio in alcune fasi e che poteva portarci verso direttrici da noi predilette piuttosto che verso quelle che Crowley ha mostrato ma resta un episodio che funziona benissimo e che fa esattamente lo sporco lavoro che Black Mirror ha sempre fatto.

Interrogarci, stupirci, confonderci.


Voto 6X03: 8,5

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