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Mayor of Kingstown: non tanto buona la seconda

Nel 2021, sapete quale era stata la serie, a mio avviso, rivelazione dell'anno?

Si trattava di una serie di nicchia, conosciuta a pochissimi e che mi aveva fatto ricordare i bei tempi andati in cui Sons Of Anarchy, con le sue Harley ed i suoi rider, si faceva spazio, anno dopo anno, nel panorama seriale.

Mayor of Kingstown mi aveva rimembrato quella ruvidezza, quella sporchissima sensazione di ineluttabilità e fiamme interiori che bruciavano negli animi dei protagonisti. Una prima stagione devastante che non aveva lasciato scampo a nessuno, firmata dal sempre più re Mida Taylor Sheridan e forte di un nome come Jeremy Renner ad interpretare il protagonista Mike McKlusky.

La seconda stagione, dunque, a differenza della prima, si presentava con un carico di aspettative elevatissimo.


Per tutti i distratti vi consiglio di recuperare la recensione che scrissi all'epoca, quando di Mayor of Kingstown in Italia non se ne parlava e, forse, manco se ne conosceva l'esistenza.

Un piccolo inciso su Taylor Sheridan, giusto per ricordarvi di chi stiamo parlando.

Regista candidato all'oscar a sorpresa qualche anno fa, Sheridan, inaspettatamente, anzichè ripartire da quel grande obiettivo raggiunto e scalare, cinematograficamente, botteghini, major e classifiche su imdb, ha deciso di lanciarsi anima e corpo nel piccolo schermo. Una collaborazione con quella che sarebbe diventata Paramount + che ha prodotto la trilogia western di Yellowstone con 1883, 1923 ed appunto Yellowstone ed il qui presente Mayor of Kingstown a rappresentare quasi un'alternativa più metropolitana ai tizi a cavallo e vestiti da cowboy più o meno contemporanei che nelle altre 3 serie abbiamo ammirato.

Sheridan è diventato un piccolo Kevin Feige per la Paramount (qui le migliori serie tv di Paramount Plus).

Ecco di chi stiamo parlando.

Per l'avventura a Kingstown si è servito di un altro attore che con gli Oscar ha molta familiarità e che, guarda caso, ha intersecato gran parte della sua carriera proprio con Kevin Feige ed il suo universo marvel. Sto parlando di Hawkeye ovviamente, per gli amici e per gli esseri umani, Jeremy Renner.

L'attore, vittima come sapete di un incidente che gli stava costando la vita qualche mese fa, si è subito immortalato alla perfezione nei panni di Mike McKlusky.


Chi ricorda il pilot saprà benissimo che il destino di Mike non sarebbe dovuto essere questo. Lui, da vero martire quale ha dimostrato di essere, lo ha abbracciato. Da sempre e da subito. Per dovere, per masochismo ma anche perchè a Kingstown, città abbandonata da Dio, inferno e purgatorio in terra, regno delle gang e dei picciotti delle prigioni, diventare qualcuno che, suo malgrado, ruoti intorno a quella feccia cercando o di amministrarla o di trarne vantaggio da esso è inevitabile.

Nella prima stagione questo senso di costrizione fatale ad essere quello che Mike era diventato, sembrava scorrere fortissimo nelle vene dello spettatore. Cosi come avveniva in Sons Of Anarchy (qui la recensione), Mike e gli altri membri della compagnia orbitante attorno al sindaco, sembravano marionette nelle mani del destino. Il libero arbitrio sembrava ridotto ai minimi termini. Sistemare un fattaccio ne faceva nascere subito un altro. Aggiustare una rotella dell'ingranaggio ne scombinava un'altra. Alla salvezza di un'anima innocente corrispondeva un sacrificio di un'anima altrettanto innocente. Alla messa in sicurezza di un'area della città faceva da contraltare il degrado di un'altra.

Tutto un immenso casino.


Mike è sempre stato l'ago della bilancia, forte di una convinzione, resa reale dalle gesta del fratello Mitch, che in quel caos ci fosse bisogno qualcuno capace di creare equilibrio, di limitare i danni, di evitare vittime collaterali, di rendere la città un inferno solo per i diavoli che albergavano in essa ma non per gli angeli e le brave persone che, loro malgrado, in quella città dovevano viverci.

Nella prima stagione questo gioco delle parti era stato vibrante, sempre credibile anche quando eccessivo. Nella seconda qualcosa manca.

Lo schema è ripetitivo e Mike sembra essere molto più tormentato nel suo animo ma non per questo più approfondito come personaggio.

Lo spettro di Milo aleggia per tutto il tempo ma si palesa solo in pochi momenti e viene affrontato e risolto in meno di mezzo episodio.

L'invaghimento per Iris funzionava all'inizio ma tende poi a perdersi quando si percepisce come la ragazza diventi una sorta di ossessione, una sorta di simbolica anima da salvare per far si che Mike possa salvare, a sua volta, la propria anima macchiata da crimini comunque efferati.

Bunny resta uno dei migliori personaggi ma anche lui, pur disponendo di più spazio, viene sballottato maggiormente senza un vero e proprio percorso lineare a supportarlo.

Nonostante i difetti, però, Mayor of Kingstown, anche nella seconda stagione resta ad alto livello, se non altro di tensione e costruzione della tensione, lontana dal fracasso di serie testosteroniche come Gangs of London e lontano da facilissimi turning point atti a scompaginare le certezze dello spettatore senza che ci sia un adeguato sviluppo di trame e personaggi.

Per nostra fortuna Mayor of Kingstown non compie questo errore e riesce sempre a caricare di pathos i suoi personaggi e di sfumature le sue tante storyline.

Non è stata, però, una stagione esaltante. Non come la prima.

Un pizzico di prevedibilità in più ed un pizzico di semplificazione di troppo hanno reso Mayor of Kingstown una serie declassabile dal ruolo di "must to watch" a quello di "nice to watch".

 

Sceneggiatura: 7 --

Regia: 6,5

Cast: 7+

Genere: Drama

Complessità: 6--

Originalità: 6+

Autorialità: 5,5

Intensità/coinvolgimento emotivo: 9++

Profondità: 4

Contenuti Violenti/Sessuali: 9

Intrattenimento: 7

Opening: 6,5

Soundtrack: 4,5

Produzione: Paramount Plus

Anno di uscita: 2023

Stagione di riferimento: 2

Voto complessivo: 7--


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