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Le serie tv meglio Sceneggiate del 2022

Se chiedete a chiunque creda di capirne qualcosa di cinema, di linguaggio cinematografico, di serialità, quale sia la componente decisiva nella buona riuscita di una serie tv, sono certo che il 90% dei partecipanti al sondaggio vi risponderà: la sceneggiatura.

Senza di essa, come ci dimostrano la stagione finale di Game of Thrones o quelle finali di Dexter, non si canta messa.

Non ci saranno performance attoriali che tengano, colpi di scena e regia spettacolare a rendere uno show mal sceneggiato uno show di grande qualità.

E allora vediamoli questi show che nel 2022 si sono fatti valere per la qualità nella sceneggiatura, e non potevamo non partire da Jimmy/Saul/Gene/Viktor.

Prima di addentrarci, però, offrite il vostro voto in sacrificio nel sondaggio per eleggere la migliore serie tv del 2022.

Lo trovate qui: VOTA IL SONDAGGIO

Better Call Saul


Dire che Better Call Saul sia un capolavoro è fortemente restrittivo per uno show che ha dimostrato di essere al top in ogni singolo e minuscolo dettaglio. Dalla fotografia alla recitazione, passando per la regia ed il soundtrack. La serie di Vince Gilligan e Peter Gould primeggia su tutto ma è con lo sviluppo di ogni storyline e di ogni personaggio, dal più importante al più marginale, che essa ha saputo elevare la serialità tutta ai massimi livelli. La matrioska di identità incastrati dentro l'animo di Jimmy McGill ne è una lampante rappresentazione. Kim Wexler sarà ricordato, probabilmente, con il personaggio femminile meglio tratteggiato della storia della tv, con buona pace di coloro i quali hanno preferito non candidarla neppure ai Golden Globes 2022 e 2023. E' il modo in cui lo spinoff di Breaking Bad sposa la serie madre, completandolo e magnificandola che pone Better Call Saul ai vertici, se non al vertice, della serialità contemporanea.

Qui trovate decine di articoli sulla stagione conclusiva di Better Call Saul ed una serie di approfondimenti.


Hacks


Da una serie perfetta ad una totalmente, e volutamente, imperfetta che fa della sregolatezza delle 2 protagoniste la sua arma vincente.

Eppure, serve grande precisione ed attenzione per scrivere un script cosi ricco di dialoghi e di montagne russe vertiginose sempre giustificate dalle scelte degli autori. L'insieme di ogni singolo schiribizzo della protagonista riesce a creare un quadro armonioso e rilassante che si incastra perfettamente con la crescita di Ava ed il declino meraviglioso di Deborah Vance. Non esitate a recuperare questa gemma di HBOMax.

Qui la recensione della seconda stagione.


Severance


Il premio "esordio col botto" quest'anno lo vince, sicuramente, Ben Stiller con la sua Severance. La serie tv di Apple TV Plus ha saputo catturare la nostra attenzione sin dal primo fotogramma riuscendo (e questa è la nota più rilevante ai fini della sua presenza qui) a non sbarellare sul finale quando sembrava quasi impossibile tenere alto l'interesse dello spettatore. Solo degli sceneggiatori in grado di allineare i puntini della narrazione senza privarla della propria potenza potevano riuscire in questa ardua impresa.

Qui la review.


House of The Dragon


Per quanto non voglia dare importanza ai Golden Globe resta sempre una rassegna attesa e di prestigio, pertanto non sarebbe credibile escludere proprio quella serie che ha vinto il premio più importante.

A prescindere dall'esito di quella categoria, House of The Dragon sarebbe entrato in questa lista, forte del suo esordio magnificente durato un'intera stagione.

E' stato bellissimo ritornare a Westeros, ed è stato ancora più bello accertarsi che quell'universo narrativo avesse ancora tantissimo da raccontare. Per gli autori la sfida era doppia, essendo a doppio filo legati a quella nefasta stagione finale di Game Of Thrones in cui gli autori non avevano propriamente brillato.

Qui il recap dell'intera stagione.

Andor


Ho riflettuto a lungo sul se inserire o meno Andor visto che, per quanto mi riguarda, sono solito guardare molto all'originalità della struttura narrativa di uno show per decretarne la buona riuscita. Nel caso di Andor quell'originalità manca ma il risultato finale è pregevole e questo è stato possibile proprio grazie ad una solida sceneggiatura che, mantenendosi all'interno di schemi abbastanza classici, è riuscita a dare vigore, coesione e potenza alla storia tutta.

La recensione dell'esordio.

The Handmaid's Tale


Se c'è una serie capace di restare ad altissimi livelli nonostante difficoltà oggettive nel tenere viva una storia tratta da romanzi adattati, nella propria interezza, nelle prime 3 stagioni, quella è The Handmaid's Tale.

Per la serie tratta dalle pagine di Margaret Atwood è necessaria una standing ovation visto che chiunque avrebbe deragliato ad un certo punto della storia mentre gli autori sono riusciti a modificare ruoli e pedine in campo senza mai perdere la bussola. La quinta stagione, che è stata la penultima dello show di Hulu, ne è la più vigorosa esemplificazione.

La recensione del bellissimo finale.

The Offer


Da una serie che doveva essere all'altezza del materiale letterario di origine ad una che come intento supremo si proponeva di omaggiare uno dei più grandi film della storia del cinema.

The Offer non solo riesce a tributare qualcosa di speciale a quel capolavoro chiamato The Godfather ma riesce, addirittura, ad esaltarlo ulteriormente, raccontandone il dietro le quinte, le incertezze produttive, le sfide e quei personaggi folli e passionari che ne hanno determinato la nascita e la realizzazione.

La recensione è qui.

Pachinko


Anche quest'anno una serie coreana di altissimo livello si è palesata di fronte a noi. Si tratta di Pachinko e la qualità della scrittura di questo dramma collettivo ma intimo, familiare ma universale, lascia poco adito a dubbi. Pachinko è stata, infatti, una serie capace di vivere della propria sceneggiatura innanzitutto:


Slow Horses


L'ironia, a volte, conta più di ogni altra cosa.

E' il caso di Slow Horses, altra serie tv di Apple TV Plus che quest'anno ha convinto tutti. Jackson Lamb, impersonato da uno straordinario Gary Oldman, è il simbolo di uno show velocissimo e mai in affanno che punta tutto sulla velocità, la raffinatezza sporca dei propri dialoghi ed un ritmo implacabile.

La recensione della prima stagione.

The Bear


Voglio concludere questa rassegna con quella che per molti è stata la rivelazione dell'anno.

A coronare quest'annata folgorante per The Bear è arrivata la statuetta come miglior attore comedy per il suo protagonista. La categorizzazione non inganni, però. The Bear, pur essendo nata come una comedy, e catalogata come dramedy, è intrisa di drama, quel drama incarnato da un personaggio talentuoso e dannato che fa 100 passi indietro nella sua vita per onorare un sogno non suo.

Ed eccola la recensione.


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